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I VIAGGI DI GULLIVER (di J.Swift)

Il protagonista,Gulliver,è approdato su una terra sconosciuta,abitata da giganti: fatto prigioniero, è portato in una fattoria: qui il fattore vorrebbe farne un fenomeno da baraccone, per sua fortuna vien presentato a corte, la regina lo compra dal fattore e quindi lo presenta al re.


La regina osservò la mia freddezza e quando il fattore fu uscito dalla stanza me ne chiese la ragione. Io osai dire a sua maestà che non dovevo al mio padrone altra riconoscenza se non quella di non aver spaccato la testa a una creatura innocente trovata per caso nel suo campo. Il quale debito era stato ampiamente pagato col guadagno che aveva fatto mostrandomi attraverso mezzo mondo, e col prezzo che aveva ricavato; la vita che fino ad allora avevo sopportata era stata abbastanza faticosa da uccidere un animale dieci volte più forte di me. La mia salute era molto rovinata dalla continua fatica di dar spettacolo al volgo in ogni ora del giorno, e se il mio padrone non mi avesse considerato prossimo a morire, Sua Maestà non avrebbe fatto il mio acquisto tanto a buon mercato. Ma ormai non dovevo piuù temere maltrattamenti, trovandomi sotto la protezione di una così grande e buona Imperatrice, Ornamento della Natura, Gioia del Mondo, delizia dei Sudditi, Fenice del Creato. Così speravo che i timori del mio ex-padrone fossero senza fondamento, poichè già riprendevo forze e vita solo per influsso della Sua molto augusta presenza.
Questo è il succo del mio discorso pronunciato con molte improprietà ed esitazioni[...]
[di fronte all'imperatore]questo principe provava piacere a conversare con me, a informarsi dei costumi, della religione, delle leggi, governi e cultura dell'Europa, sul che io gli davo le migliori informazioni che potevo. La sua percezione era così chiara e il giudizio così esatto, che traeva molte sagge osservazioni e riflessioni su quanto io gli dicevo. Ma confesso che quando ero un po' troppo eloquente parlando del mio amato paese, dei nostri commerci, delle guerre per terra e per mare, degli scismi religiosi e delle fazioni politiche, i pregiudizi della sua educazione prendevano il sopravvento ed egli non poteva fare a meno di prendermi su colla mano destra, e dandomi un delicato buffetto con l'altra, dopo aver riso di cuore, mi chiedeva:
-Sei Wigh o Tory, tu? -Poi,rivolgendosi al primo ministro, che gli stava dietro la sedia col suo bastone bianco, alto quasi come l'albero maestro della Royal Sovereign, osservava quanto fosse disprezzabile l'umana grandezza, che poteva essere scimmiottata da un insettuzzo quale ero io.
- E poi,-diceva,-scommetto che queste creature hanno i loro titoli e distinzioni onorifiche, si costruiscono piccoli nidi e tane, che chiamano case e città, fanno bella figura con vestiti ed equipaggi, amano, combattono, litigano, imbrogliano, tradiscono.
E così continuava, mentre io arrossivo e impallidivo volta a volta, nel sentire che il nostro paese, signore delle arti e delle armi, flagello della Francia, arbitro dell'Europa, sede della virtù, della pietà, dell'onore e della verità, orgoglio e invidia del mondo, era trattato con tanto disprezzo.
Ma io non ero in condizioni tali da risentirmi delle ingiurie, così, dopo matura riflessione, incominciai a dubitare se mi si ingiuriasse o no. Poiché, abituato da parecchi mesi alla vista e alla conversazione di questa gente, e avendo osservato che ogni oggetto su cui mettevo gli occhi era di magnitudine proporzionata, l'orrore che a tutta prima avevo concepito per le loro dimensioni e il loro aspetto era scomparso al punto, che se io avessi rivisto una compagnia di signori e signore inglesi, con la loro raffinatezza ed in pompa magna, recitare la loro parte nella maniera più cortigiana, o pavoneggiandosi a fare inchini e chiacchiere, per dire la verità avrei avuto la forte tentazione di ridere alla loro vista, quanto il re e i suoi amici ridevano di me.
E neppure, logicamente potevo trattenermi dal ridere di me stesso, quando la regina mi teneva in mano davanti ad uno specchio, dove le nostre due persone apparivano insieme in pieno, e niente poteva essere più umoristico di quel confronto: cosicché io incominciai davvero ad immaginarmi disceso di parecchi gradi al disotto della mia statura normale.
Ma niente mi mortificava e mi tormentava quanto il nano della regina, il quale, essendo della più bassa statura che mai si fosse vista in quel paese (penso proprio che non fosse alto più di trenta piedi), divenne insolente vedendo una creatura che di tanto gli era inferiore; e sempre si dava delle arie e mi guardava dall'alto in basso quando mi passava accanto nell'anticamera della regina, mentre io stavo su qualche tavolo a conversare con i gentiluomini e le dame di corte, e perfino lasciò cadere qualche parola pungente intorno alla mia piccolezza: del che io non potevo vendicarmi se non chiamandolo fratello, sfidandolo alla lotta e lanciandogli altre frecciate abituali nei discorsi dei paggi di corte.
Un giorno a pranzo quel maligno nanerottolo fu così punto da qualcosa che gli avevo detto, che sollevandosi sul telaio della sedia di Sua Maestà, mi prese su per la cintola, mentre stavo seduto senza pensare ad alcun pericolo, e mi lasciò cadere in una grande scodella d'argento piena di crema di latte[...]
ATTIVITÀ
1_Gulliver parla un linguaggio da cortigiano e dimostra di conoscere artifici retorici sia per adulare che per impietosire.Spiega recuperando gli elementi utili dal testo.
2_L'umorismo viene esercitato proprio sull'eloquenza di Gulliver. La ricchezza di argomenti e il calore che ci mette il personaggio vengono ridimensionati non solo dalla grande diversità di proporzioni (se a Lilliput era lui ad essere gigante, qui è esattamente il contrario) ma anche da un gesto di bonario rimprovero del sovrano (quale?), accompagnato da un riso [scegli uno dei vocaboli seguenti] sarcastico\divertito\provocatorio\villano.
3_Nelle parole del sovrano "l'umana grandezza" viene umoristicamente contrapposta ad un'altra parola che ha invece un significato molto riduttivo: quale? Inoltre: riflettere sul significato letterale di "scimmiottare".
4_Mettere in risalto il contrasto tra il punto di vista del re e quello che Gulliver pensa del suo Paese (considerare, ad esempio, i verbi riferiti alle attività umane:quali hanno un significato morale negativo? Cosa sembrano le case degli umani?)
5_Gulliver accenna ad una sua "matura riflessione"; spiega se ti sembra offeso o se finisce implicitamente per riconoscere che un'altra visione del suo mondo potrebbe essere quella giusta
6_Quali comportamenti cortigianeschi finiscono per suscitare il riso di Gulliver, solo a pensarci?
7_Lo specchio assume un valore emblematico: rappresenta la presa di coscienza delle debolezze umane. Gli uomini sono spesso orgogliosi ma qui due entità di proporzioni molto diverse sono intenzionalmente poste da Swift dinanzi allo specchio; quindi che significato assume il contrasto tra grande e piccolo?
8_Quale personaggio è invidioso di Gulliver e perché?
9_Da quali parole si capisce che tra Gulliver e quell'altro corrono motteggi?
10_RIFLESSIONE: SEI UN TIPO CHE SA STARE ALLO SCHERZO?
Ti ha divertito il "trattamento" riservato a Gulliver dal rivale? Ti sembra una scena drammatica o buffa e perché?
[adesso puoi leggere un'altra pagina del romanzo, cliccando qui sotto]

SWIFT

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