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| Abbordarono a
Buenos-Aires, e Cunegonda, il capitan Candido, e la
vecchia andarono a casa del governatore don Fernando
d'Ibaraa y Figueora y Mascarenes y Lampourdos y Souza.
Questo signore avea tutta la fierezza che convenivasi a
un uomo che portava una sì lunga sfilata di nomi, egli
parlava alla gente con un sì nobil disdegno, arricciava
talmente il naso, alzava sì spietatamente la voce,
prendeva un tuono da imporre talmente e affettava un
portamento sì altiero, che faceva venir voglia di
bastonarlo a chiunque gli favellava. Amava furiosamente
le donne, e Cunegonda gli parve quanto di più bello
avesse mai veduto. La prima cosa ch'ei fece, fu di
dimandare s'ella era moglie del capitano, e fece questa
domanda in un'aria, che mise Candido in apprensione; non
ardì egli dire che era sua sorella perchè non lo era
nemmeno, quantunque questa bugia officiosa fosse di moda
fra gli antichi e potesse essere utile tra i moderni;
aveva l'anima troppo pura per avere a tradire la verità.
-La signora Cunegonda, diss'egli, deve farmi l'onor di
sposarmi, e siamo a supplicar l'Eccellenza Vostra a
degnarsi di fare le nostre nozze. Don Fernando d'Ibaraa y Figueora y Mascarenes y Lampourdos y Souza, arricciando le basette, sorrise amaramente, e ordinò al capitano Candido d'andare a far la visita della sua compagnia. Candido obbedì; e il governatore si fermò con Cunegonda; le dichiarò la sua passione, le protestò che il giorno appresso l'avrebbe sposata in faccia alla Chiesa, o altrimenti, come più fosse piaciuto alla di lei bellezza; Cunegonda gli domandò un quarto d'ora per raccogliersi, per consultar la vecchia, e determinarsi. La vecchia diceva a Cunegonda: - Signorina, voi avete settantadue quarti di nobiltà, e nemmeno un picciolo; non sta che a voi il divenir la moglie del più gran signore dell'America Occidentale, e che ha una bella basetta: vorrete voi piccarvi d'una fedeltà a tutta prova? Voi siete stata oltraggiata da' Bulgari; un ebreo e un inquisitore si sono succeduti. Le disgrazie danno de' privilegi; ed io confesso, che se fossi ne' vostri piedi non mi farei il minimo scrupolo di sposare il signor governatore, e di far la fortuna di Candido. (da Candido di Voltaire) Questo tipo di humor, per quanto riguarda l'eccesso di nomi, mi fa venire in mente la sovrabbondanza di titoli dei governatori di Milano, ricordata dal Manzoni nei Promessi Sposi: "l'Illustrissimo ed Eccellentissimo Signor Don Carlo d'Aragon, Principe di Castelvetrano, Duca di Terranova, Marchese d'Avola, Conte di Burgeto, grande Ammiraglio e gran Contestabile di Sicilia, Governatore di Milano e capitano Generale di Sua Maestà Cattolica in Italia" e l'altrettanto Illustrissimo ed Eccellentissimo Juan Fernandez de Velasco, per non dire di Don Pietro Enriquez de Acevedo, di Don Giovanni de Mendoza, di Don Gomez Suarez de Figueroa e del più celebre Gonzalo Fernandez de Cordoba, tutti egualmente minacciosi nelle loro gride contro i bravi e tutti impotenti. |
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"Ciappelletto,essendo notaio,avea grandissima vergogna quando uno de' suoi strumenti, come che pochi ne facesse, fosse altro che falso trovato; de' quali tanti avrebbe fatti, di quanti fosse stato richiesto, e quelli più volentieri in dono che alcun altro grandemente salariato. testimonianze false con sommo diletto diceva, richiesto e non richiesto; e dandosi a que' tempi in Francia a' saramenti grandissima fede, non curandosi fargli falsi, tante quistioni malvagiamente vincea, a quante a giurare di dire il vero sopra la sua fede era chiamato"(questo è il famoso personaggio del Boccaccio a cui Musciatto Franzesi, venuto in Italia con Carlo di Valois per una missione diplomatica, affida il disbrigo della riscossione di certi suoi crediti presso i Borgognoni-"uomini riottosi e di mala condizione e misleali"-.Insomma,Ciappelletto, nativo di Prato, ma residente a Parigi, era l'uomo giusto."strumenti" deve intendersi come atti notarili;"come che pochi ne facesse":sebbene assai pochi ne facesse;"sacramenti" sta per giuramenti. Il notaio si sarebbe vergognato di rogare atti che non fossero falsi.Da qui inizia una comicità per stravolgimento delle premesse. Se quest'uomo si vergogna dell'onestà, non resta che costruire la novella sul piacere della disonestà fino alla scena della confessione finale, ricca di humor noir, in cui Ciappelletto abbindola in punto di morte il suo confessore svelando peccati veniali o anche atti di nessuna rilevanza,mentre nasconde tutte le sue mascalzonate.Muore in odore di santità: "in un'arca di marmo seppellito fu onorevolmente in una cappella, e a mano a mano il dì seguente vi cominciarono le genti ad andare e ad accendere lumi e ad adorarlo[...]in tanto crebbe la fama della sua santità e divozione a lui, che quasi niuno era che in qualche avversità fosse,che ad altro santo che a lui si botasse, e chiamaronlo e chiamanlo San Ciappelletto; e affermano, molti miracoli Iddio aver mostrati per lui e mostrare tutto giorno a chi divotamente si raccomanda a lui". Naturalmente la lettura completa è molto più gustosa. Qui vorrei solo concludere in via provvisoria che l'umorismo esce dai confini ristretti di una scenetta in cui le citazioni virgolettate sembrano relegarlo.Poco dopo l'inizio della novella, il Boccaccio divaga maliziosamente sul nome del personaggio,affidandosi al bisticcio linguistico, che è ben diverso dalla comicità di una situazione, di un comportamento: "[...]gli[a Musciatto Franzesi] venne a memoria un ser Cepperello da Prato, il quale molto alla sua casa in Parigi si riparava:il quale, per ciò che piccolo di persona era e molto assettatuzzo, non sappiendo li franceschi che si volesse dire Cepperello, credendo che cappello,cioè ghirlanda, secondo il loro volgare, a dir venisse, per ciò che piccolo era come dicemmo, non Ciappello, ma Ciappelletto il chiamavano" |
| LA
Comicità: da cosa è messa in movimento. · dal fatto che si va contro le attese del lettore o dello spettatore (deludere le attese) ·si va contro ciò che è considerato ragionevole Deve mancare però l'angoscia: si ride su questioni che non sono per il pubblico d'importanza essenziale. · dal sentimento di superiorità di chi ride · dai difetti altrui, di cui si ride, se non sono ripugnanti. Come difetti elenco quanto segue. · Rigidità di comportamenti · Rigidità di idee (le"fissazioni") · Distrazioni e goffaggine · Vanità · Mancanza di conformismo, eccentricità, socializzazione incompleta (si ride del tipo strano, fuori della norma) · Anche il contrario: eccesso di conformismo, mancanza di senso critico, comportamenti per imitazione · Infine notiamo l'atteggiamento bonario di chi ride (ride di Tizio,ma non lo detesta) |
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