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di Luciano Folgore La virtù Definizione della virtù: un indumento ruvido e pio, fammi il piacere provalo tu, se ci guadagni l'indosso anch'io. di Aldo Palazzeschi Calle dei miracoli Da un rivolo di cielo il sole di piena estate non riesce a soddisfare la sua scottante quanto legittima curiosità facendo capolino in aria contrariata sul vicoltetto cittadino che sfugge alla sua vigilanza mentre i gatti perlustrano a passo di velluto con venerata sapienza e autorità incontrastata. Nei magazzini bassi, profondi come antri e freschi come cantine, i giovani marmorari si affrettano a tagliar lapidi e a lucidarle, fabbricar croci e colonne mozzate, incastrarvi fotografie; saqomar piedistalli per angeli in orazione e per giunoniche donne piangenti lacrime collettive, le loro chiome fluviali versano sopra anfore capacissime destinate ad empirsi con le fontane che sgorgano dalle lunghe ciglia, simboliche faci e basi per busti della massima solennità raffiguranti con barba e pancia i venerandi capi di famiglia. A lato il maestro di marmi, sotto una lampadina che scendendo dal soffitto giunge a lambirgli la fronte, seduto se ne sta in espressione di suprema sufficienza oltre che di pietà religiosa, e a caratteri indelebili incide indelebili nomi e indelebili attributi destinati ad affrontare arditamente l'inquietantissima posterità. Mentre per superare l'impenetrabile e oscura profondità della calle il giovane marmoraro canta a gran voce: Mi sono innamorato di Marina una ragazza mora ma carina. E la sega elettrica sempre in azione, al calor di quel canto mescola il suo grido procace che ti fora gli orecchi come quello di un uccello rapace durante la notte: szzzzzzzzzzzz Le sopracciglia inarcate da schiantare, le palpebre abbassate come saracinesche, nell'atto di chi si appresta a ricevere Gesù, il vecchio maestro puntando il trapano,il compasso e lo scalpello incide: Qui depose il corporeo suo velo quell'anima pura e bella che Teresina fu nomata in terra e in cielo angelo oggi s'appella. szzzzzzzzzzzz... un giorno l'ho incontrata sola sola e il cuore mi batteva mille all'ora: szzzzzzzzzzzz... le labbra del vegliardo appaiono murate tanta è la tensione che lo pervade nell'operare religiosamente: In vita amor ci unì morte non ci separa: szzzzzzzzzzzz... Quando le dissi che la voleo sposare mi diede un bacio e l'amor scoppiò: szzzzzzzzzzzz... All'impeti del cuore univa elevatezza dello spirito e senno della mente, esempio d'incorruttibile virtù, colonna delle civile società e della famiglia angelo tutelare: szzzzzzzzzzzz... Marina, Marina, Marina, ti voglio al più presto sposar: szzzzzzzzzzzz Gli occhiali cerchiati d'acciaio gli son caduti fino alla punta del naso come per cadere. Giglio purissimo,candido fiore, cresciuto nel nostro giardino d'amore, nel dì del suo sbocciare ti colse il Signore: szzzzzzzzzzzz... E al fine di superare l'impenetrabile oscurità della calle e ogni clamore, i giovani marmorari attaccano insieme: E mia bella mora no non mi lasciare non mi devi rovinare oh! no, no, no, no, no... szzzzzzzzzzzz... di Gaio Fratini Carogna gialla Per via di un epigramma non mi dai più la mano? Esulto, era più viscida d'una medusa. Orrende mani come le tue volteggiavano ai tempi del saluto romano. L'attimo che uccide "I tuoi epigrammi -mi dici-ti creano guai e nemici..." Tu! scaltro per tutta la vita ma servilmente sciocco per un attimo. Vita col Ministro Di tutti e di nessuno. Sei più solo di un costume da bagno preso a nolo. Metamorfosi Tua madre, in gioventù chiamata bocca di farfalla (il puro indispensabile posandosi di gerarca in gerarca), "non farai la mia fine!" ti grida,orrido spettro che le tue forme lievitanti scruta tra vapori di sauna. Indi il massaggio, la doccia, il giallo accappatoio, uscirne con lento studio, in un'intima barca fanciulletti-pescicoli invitare per il bagno, onde restare sulla riva schiumosa rabbia d'uomini e scommesse - come averti - lingueggiano. Alla voce tu dimagrisci dello spettro, fiocchi d'avena mordi, una banana, scivola il rame scintillante del tuo incedere su un'orizzonte d'arrossati addomi. Sono per censo e proprietà i custodi zelanti di Sodoma, hanno ville tra i pini su cui nevicano piume di folgorate quaglie giunte esangui dal Cairo. Il loro whisky eterno piove sul girarrosto, s'incrina l'autunno di Vivaldi, straziato microsolco. Eccoli i tuoi adulatori: hanno pingui e caudate automobili, un bracciale d'oro dal volgo li distingue e l'arte latina di invocarti "angelo mio" senza toccarti. Puntuale, alle cinque, il matriarcale spettro li costringe sdraiati e inermi a parlare di cinema. "Un corpo come quello di mia figlia nemmeno la Bardot...". Ondeggiante muovi al trampolino, indugi alacremente per la scaletta, sei un divino ascendere sul cartellone fiammante del cielo. Cercano finte nubi di trascorrere, il mare - riprodotto - sembra vero. di Nelo Risi Una sola famiglia L'operaio ingrassa la macchina la macchina ingrassa il padrone entrambi si affacciano a sera a un balcone che dà sulla fabbrica la nostra fabbrica dice il padrone l'operaio preferisce tacere. |
Dopo I cervelli (parlo dei circoli delle sezioni e dei pentagoni)sapevano tutto in anticipo: un distastro cosmico non è necessariamente totale. Certo, l'evento ha inaridito, l'evento ha pietrificato. La campagna è un tronco secco, le città sono una tomba di escrementi con pochi tracciati dove qualcosa resta a livello dei mattoni. È dimostrato che nel deserto si può vivere che il mare anche salato si può bere in giro c'è meno movimento ma lo spazio è tanto! Uno scampato non è ancora un uomo e già la compassione dura poco- la vita, dei sentimenti proprio non sa che farsene. hanno sporcato tutto ma non tutti hanno saputo morire. I quadri (per esempio) un anno dietro l'altro hanno tenuto, escono abbacinati dai rifugi, rimboccano le tute plastiche, gettano le maschere. In un mondo in ginocchio il lavoro non manca. di Saverio Vollaro Doroteo Uncini, addome scudato con disegni di croci. Nessuno sa dov'è nato, nei materassi d'un curato, dopo un uragano di quelli che sfondano e lavano la campagna e poi viene una minuta folla di creature senza amore, al limite tra il ragno, la moschetta e il fiore. Ha poche giunture solo per qualche genuflessione (però prega meno di noi), barba, niente cerone, colorito di natura, verso il pallido, leggermente renale, di gallina sotto sforzo. Misogino, misurato e ministro, sorride come una paletta al sole, si chiama Doroteo, ama l'agricoltura. |
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