"E com'è vero che prego sempre Dio di concedermi tutto il bene possibile, ero seduto accanto a Salomone Rotschild, che mi trattava proprio come se fossi un suo pari, familionarmente": così si esprime un personaggio di Heine nel vantarsi della visita al suo ricco parente, il barone Rotschild. Il carattere spiritoso dell'espressione consiste nella coniazione di una parola nuova, fondendo "familiarmente" con "milioni"; sul piano psicologico, avvertiamo che il riso nasce da una sorpresa, uno choc.
Il motto di spirito o arguzia, per essere efficace, dev'essere conciso e spesso si affida ai doppi sensi.
Freud racconta la storia di due ebrei che s'incontrano ai bagni pubblici e uno chiede all'altro:"Hai preso un bagno?", alla domanda quello risponde:"Perché, ne manca uno?": la comicità si affida all'equivoco creato dal verbo prendere; è invece più giocata sull'assurdo una battuta malinconica di questo tipo:
"Per noi mortali sarebbe meglio non essere mai nati, ma è una fortuna che capita soltanto a pochi", qui si coglie un'interpretazione della vita come dolore, ma al tempo stesso una rassegnata accettazione, che per essere giudicata umoristica richiede una condivisione di questa filosofia della vita.
Il motto di spirito ha una sua natura aggressiva, è l'equivalente di una lotta combattuta con le parole al posto che con calci, pugni e armi.
Si può intendere come il prodotto dell'incivilimento e delle repressione delle pulsioni distruttive: il desiderio di aggressione viene represso e spinto nell'inconscio; la comicità è quindi un lavoro verbale di mascheramento di un'atavica propensione a risolvere gli antagonismi con la violenza.
Un altro elemento da considerare è che la battuta viene raccontata: entra in gioco almeno una terza persona, che ascolta; se ride, allora l'autore della battuta si libera da un complesso di colpa: è stato cattivello, ma non al punto da essere giudicato villano.
L'arguzia insomma è l'alternativa al bastone, ma ha bisogno di un attestato d'intelligenza che solo un pubblico può dare, perché il riconoscimento di quel tanto di genialità che contiene, colloca il suo autore al di sopra dell'avversario e ne fa un vincitore.
La comicità non è esclusivamente dipendente dal motto di spirito, dalla parola, dipende anche da situazioni, azioni, comportamenti, osservazioni e interpretazioni.
Una personalità della politica e dello spettacolo diventa celebre grazie all'imitazione in chiave caricaturale (lei non è più lei ma il suo doppio,concentrato di tic e difetti; così viene consegnata alla memoria di milioni di telespettatori).
L'umorismo non è aggressivo, invita al sorriso,è superiore di fronte al pericolo e alle calamità,è comprensivo degli altrui vizi e dei propri, o perché pensa che il difetto, la colpa siano rimediabili o, al contrario,perché non c'è niente da fare;tuttavia nel pessimismo ci si riconosce come facenti parte di un mondo di perdenti (perciò solidali, non malinconici, forti nell'appartenenza ad un gruppo, anche in senso etnico o religioso).L'umorista è un tipo un po' depresso, ma a differenza di questo non passa la vita a lamentarsi e riesce a sorridere attraverso le lacrime.
La burla è estranea ad una civiltà delle buone maniere,è intollerante della "diversità",ed è più feroce della canzonatura: la vittima subisce conseguenze materiali, come le sassate che si prende Calandrino mentre se ne torna a casa convinto di aver trovato l'elitropia.
Nella burla, la scelta della vittima non è mai casuale, ha una funzione punitiva
(il Boccaccio non ha nessuna pietà per Calandrino, perché la stupidità è considerata una colpa e c'è pure un compiacimento un po' narcisistico in chi organizza la beffa: "non concede a chi è più tardo di lui la possibilità di combattere ad armi pari",per dirla con le parole di M.Grotjahn,in "Saper ridere",1981).
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