PRECEDENTE PARTE FINALE

seguito da "I TRAVET" (G.Courteline)


[Lahrier, dopo il colloquio col capufficio, si avvia verso il locale che divide con un collega il vecchio Soupe. Vi entra e apre la lettera che gli ha mandato la sua amante, Gabriella; è visibilmente contrariato perché lei gli dà un appuntamento proprio per quel giorno, mentre lui è al lavoro. Soupe chiede se c'è qualcosa che non va]
Soupe era un vecchietto occhialuto, al quale la mancanza di denti aveva smangiato a poco a poco le labbra sottilissime. Sulla faccia lucida, come verniciata, le sopracciglia cespugliose sporgevano a guisa di tettoia, e migliaia di filamenti sanguigni si intrecciavano sulla freschezza caduca delle guance, serpeggiandovi a fior di pelle, pari al confuso brulicare di vermi nella melma.
Stupido, di quella stupidità urtante che esaspera quanto un insulto, passava tre quarti del suo tempo a fare la siesta in poltrona, e il resto a sogghignare per conto suo, senza che si potesse saperne il perché; a stropicciarsi le mani, a sbellicarsi dalle risa, con la testa agitata da scotimenti affermativi da povero idiota contento di vivere. E quando Lahrier, esasperato, lo interrogava sul mistero di quell'ilarità intempestiva, egli abbozzava un gesto vago, il gesto di un uomo che sa quello che fa; con un lento andirivieni delle dita ischeletrite si asciugava gli occhi bagnati di lacrime, talché era veramente il caso di prendere un randello e picchiarlo sino a quando si fosse spiegato.
Quale dei due - dell'impiegato o dell'ufficio - era il frutto naturale, la secrezione obbligata dell'altro? Ecco una cosa che non si riuscirà mai a precisare. Il fatto è che si completavano reciprocamente, si facevano valere l'un l'altro, essendo ugualmente sordidi e miseri. Le macchie untuose che si trasmettevano da anni, sembravano le caratteristiche della loro stretta parentela, e se l'uno emanava l'acre odore degli scartafacci polverosi, l'altro esalava l'odore atroce, dolciastro, stomachevole dei vecchi casti, che è come il fetore della loro verginità irrancidita.
Certo, Renato Lahrier non amava gran che l'ufficio, ma più ancora esecrava il vecchio Soupe, considerando la sua compagnia come un inasprimento di pena. Era uno di quegli esseri nervosissimi nei quali l'irritazione degenera in un'odiosa animosità: Soupe non aveva ancora aperto bocca, ch'egli già lo assordava coi suoi richiami al silenzio, stretti i pugni, già preso dall'esasperazione prima ancora che gli animi si fossero accesi. Poiché la passività spaurita di quel buon uomo lo eccitava, Lahrier era giunto a non vedere più in lui che un cencio burocratico, sul quale si sarebbe volentieri pulito le scarpe. Se n'era fatto un giocattolo; si divertiva a stordirlo di ingiurie, di invettive prese a prestito dal vario repertorio degli imbrattamuri della piazza Pigalle. Egli scandalizzava i suoi pudori, sconvolgeva con teorie stravaganti la sua cieca fede di vecchio ingenuo, al punto che quel povero disgraziato preferiva talvolta cedergli il posto, disertare il suo caro ufficio, e andare a trascinarsi per le vie sino a sera; disorientato, inebetito, stroncato nelle sue abitudini.
D'altronde, quelle piccole scenate di famiglia non avevano conseguenze. Il rancore di Soupe era di breve durata, come era lento il suo irritarsi[…]
Lahrier ora era rimasto in piedi, le mani sui fianchi, interrogando una fessura del pavimento. D'un tratto alzò la testa. Effettivamente, Soupe, intestardito a pretendere una risposta, lo lardellava vivo, con un'ossessionante litania:
- Qualcosa che non va …eh? Dite. Una contrarietà?…eh, eh, eh! Già, già, una contrarietà!…
Calmissimo, Lahrier gli domandò:
- Non avete ancora finito di fare la foca? Siete proprio un vecchio lavativo!
- Come? Come? - disse il vecchio Soupe.
Lahrier continuò:
- Si capisce! Mi scocciate coi vostri "eh, eh!". Eppoi che vi interessa delle mie contrarietà? Vi domando forse che colore hanno le vostre calze? No, vero?…e allora, di che v'immischiate?…Un mascalzone siete, mio caro.
- Un mascalzone?!
Alla parola "mascalzone" le mascelle del vecchio si schiusero, poi di nuovo si serrarono, scosse dai sussulti d'agonia d'una dentiera che si sconquassa. Le mani si alzarono ad invocare Iddio. Soffocava.
- Ma è permesso, è permesso parlare così a un uomo della mia età?
- Uomo della vostra età, non mi seccate!- gridò l'altro. - Non mi seccate o, parola d'onore, vi scaravento qualche cosa…un calamaio, una ciabatta, il primo oggetto che mi capita fra le mani. Mi provocate, o uomo della vostra età! Voi siete in grado di irritare i miei nervi ad un punto che…non saprei dire. Dunque, non mi rompete più le scatole, e non la vada più per le lunghe! Oggi non sono in vena di scherzare: ve n'avverto!
In tono asciutto e dignitoso:- Lo si vede! - disse Soupe.
Ma Lahrier:
- E allora, basta! Dico, basta! La seduta è tolta, signore! E cambiò di tono, per gridare: - Va bene, sì, va bene - al conciliante Letondu, che metteva la pace a forza di calci sulla parete attigua.
Soupe, ammansito, non replicò; dovette limitarsi a sfogare la propria bile in un soliloquio accorato e indistinto. Lahrier si era seduto. Dal blocco delle pratiche in ritardo, aveva tolto, per trarlo a sé, l'incartamento del lascito Broutesapin, e incominciò a scrivere[…ma l'occasione per un gustoso battibecco si presenta un po' più tardi]
- Sono le tre! - annunciò il vecchio Soupe, che aveva le belle digestioni delle persone la cui coscienza è immacolata. - Vado a fare i miei bisogni.
Dopo un attimo di stordimento, Lahrier alzò il capo e dichiarò: - ecco una bella notizia, molto interessante! D'un palpitante interesse davvero!! Dovreste telefonarla a tutte le Corti straniere! - E poi:- insomma, Soupe, siete proprio più bestia, voi solo, che tutti i porci di Cincinnati! Non potete più andare al cesso, ora, senza credervi obbligato a vergare una prefazione?…
- Una prefazione?!
- Sicuro! Una prefazione! Che cosa può importarmi che Andiate al cesso?! Anzitutto, dovreste sapere una cosa: quando si è ricevuta un'educazione, al cesso ci si va senza dire nulla, altrimenti si dà prova d'essere uno sporcaccione…
- E se voglio andarci, io, al cesso,- rimbeccò Soupe dopo un istante di silenzio ed alzando la voce, - non avrete mica la pretesa di impedirmi di fare i miei bisogni; di andarci quando mi pare e piace!…
Lahrier cominciava a non poterne più:
- Non vi parlo di questo…
- Non mi parlate di questo?
- Non parlo di questo, no! Sarei ben spiacente se vi impedissi di andare al cesso! Anzi, se qualche cosa mi auguro, è che là voi eleggiate il vostro domicilio permanente! Che vi passiate tutta la vita!…che non ne usciate mai più! Avrei almeno il sollievo di non veder più la vostra faccia sporca!… Vi dico semplicemente questo: che non vi compromettereste affatto, se andaste al cesso con discrezione, come fanno tutti, da persona ben educata, senza proclamare: "vado a fare i miei bisogni" con delle arie da giovane spavaldo spavaldo.
Egli diceva cose sensate, ma la stupidità rendeva il vecchio Soupe sordo al massimo, e giungeva agli estremi limiti del chimerico e dell'irreale.
- Ma si è mai visto….- gridò indignata quella vecchia bestia - un marmocchio (che se gli tirate il naso ne esce del latte) il quale vorrebbe proibirmi, ora, di andare al cesso e di fare i miei bisogni….
Lahrier, spinto in piedi dal contraccolpo di un duplice pugno violentemente assestato fra gli scartafacci del suo scrittoio, gridò:
- Ancora una volta, vi ripeto che non vi parlo di questo! Vi dico che potete benissimo andare al cesso senza dare a un simile avvenimento l'importanza di un delitto di stato!
- Ho sessantaquattro anni! - dichiarò il vecchio Soupe, che non aveva capito una parola.- Nessuno mi ha mai comandato, ed ora dovrei giuraddio!, a sessantaquattro anni, incontrare un ragazzaccio che si permette di darmi degli ordini…
- Soupe!
- …e che strilla a tutta forza quando voglio andare alla latrina per i miei bisogni!…

[godiamoci ora l'irriverente ritratto di Sainthomme, l'impiegato sgobbone, ricco di prole, che sogna un'onorificenza e fa anche il lavoro degli altri, sperando di acquisire meriti]
L'applicato Sainthomme, dell'ufficio fondazioni, era un magro personaggio, il cui volto malaticcio, eternamente in sudore, aveva l'umidità giallognola delle patate crude pelate di fresco. Fra gli strappi di un abito cerato come un mobile (sui cui vasti specchi ci si sarebbe lanciati volentieri, coperti di folte pellicce e coi pattini ai piedi), egli dissimulava alla meglio la rattristante infamia della biancheria: quella miseria che, volere o volare, manifesta sempre la propria presenza, e si rivela e si afferma nei polsini sfilacciati, nei colletti sporchi, cavalcati da cravatte innominabili, che sembrano risolute, per una stupida suscettibilità, a non voler essere lacci da scarpe.
In via dell'Esposizione a Grenelle, brulicava attorno a codesto disgraziato una nidiata di marmocchi: una ragazzina quasi cieca; un rospicciattolo di cinque anni, storpio, che sosteneva con un paio di grucce il suo rachitismo precoce; un ultimo nato ancora poppante, il cui viso color strutto prometteva bene; e una moglie pettinata "alla vergine", che era divenuta afona per aver disputato troppe monete da due soldi alla rapacità delle pescivendole. Di che cosa viveva quella gente? Problema!…di brodi strappati uno dopo l'altro ad inesauribili marmitte; e, di certo, anche di cavoli equivoci i cui insopportabili fetori appestavano con un'ostinazione degna di elogio il pianerottolo del loro quinto piano.
Tuttavia, in mezzo a tanta pena, Sainthomme, nei rari momenti in cui non era in ufficio, portava in giro la sua triste figura imperturbabilmente serena, la sua boria di personaggio incaricato di una missione ufficiale, e le numerose rughe d'una fronte devastata a lungo andare da continue preoccupazioni. Poiché quell'anima aveva il suo segreto, quella vita aveva il suo mistero: l'ambizione (già da anni che gli pesavano come secoli) d'essere elevato un giorno, alla dignità di "ufficiale d'accademia".

[Un giorno Lahrier arriva in ufficio prima del solito e trova il vecchio Soupe intento a farsi un pediluvio. A parte certe similitudini originali, al di fuori dei discorsi diretti, possiamo notare la sottile vena comica che sprizza dal giocare sull'equivoco di certe espressioni nel dialogo. Le battute poi che aggiunge il pazzo Letondu, dalla stanza accanto, aggiungono una nota di irriverenza che è rafforzata dal gesto di Lahrier: le scarpe di Soupe buttate in corridoio. Non c'è rispetto per l'età, Courteline fa soffiare un vento "nuovo", che non è più soltanto l'irrisione della burocrazia, ma è l'esaltazione del giovanilismo, del vitalismo, un indizio di mutamento d'orizzonte per la cultura europea.]
Proprio quel giorno, il vecchio Soupe, a cento miglia dal supporre l'arrivo tanto prematuro del collega, non aveva forse pensato di lavarsi i piedi? E nel catino comune?
Proprio così! Seduto su una sedia, si raschiava le gambe villose e impiastricciate d'un sapone nericcio, i ginocchi ammaccati come vecchie casseruole, al di sopra dei quali, i calzoni rimboccati formavano due turbanti.
Al vedere Lahrier, cambiò colore.
- Voi!…Come mai a quest'ora?
Fu tale lo sbalordimento, che restò piegato in due, con le mani immerse fino ai polsi nell'acqua torbida del catino.
- Benissimo! Il luogo è proprio adatto! - dichiarò Lahrier, inchiodato sulla soglia.- ecco che ora vi lavate i piedi qui! Ma perdete proprio la testa? Non potevate scegliere un altro posto per le vostre lordure?
- Le mie lordure! - disse Soupe - le mie lordure?
- Sì,le vostre lordure! È una cosa affascinante quella che fate! E dopo io mi laverò le mani là dentro? Ma, perdio, ci si chiude in casa propria, quando si vuol esporre all'aria il proprio sudiciume! E qui non siete in casa vostra!
Soupe, umiliato si ribellò:
- Scusate…ci sono.
- Scusate, non ci siete affatto!
- Oh, via! E dove sono allora?…
- Siete in casa "nostra": il che è ben diverso.
- Se sono in casa nostra, sono in casa mia.
[…] In quel punto dalla stanza attigua, Letondu interveniva picchiando sul muro coi manubri da ginnastica, e urlando: "Gloria alla vecchiaia!" "Onore al rispettabile Soupe" "Chi non rispetta i capelli bianchi scende al livello delle bestie!" cosicché Soupe, fingendo lo spavento, esortava Lahrier al silenzio con una mimica complicata delle braccia. Ma Lahrier s'infischiava di Letondu; teneva a far la scenata e non vi avrebbe rinunciato a nessun costo. Ecco che volgendo macchinalmente attorno lo sguardo, vide le scarpe del vecchio, posate l'una accanto all'altra sul tavolo, spalancate a guisa di sbadiglio in mezzo ad una confusione di scartafacci amministrativi.
Allora tutto andò bene. Gridò:
-Benissimo! E queste ciabatte sul tavolo! Un mazzo di rose!
D'un balzo fu sulle scarpe, le afferrò pei tiranti e, aperto l'uscio a metà, le lanciò di volo nelle lontananze tenebrose del corridoio, dove piombarono una dopo l'altra con un rumore di calcinacci staccati dal soffitto.
[ dopo di che Lahrier prende il bollitore del latte di Soupe e ne versa il contenuto sul fuoco del caminetto, poi versa la cioccolata nel catino dell'acqua calda per il pediluvio, mentre dalla stanza accanto Letondu irride a sua volta la vecchiaia "Onore agli uomini d'età! Io faccio tanto di cappello ad Omero nella persona del signor Soupe, venerabile e degno…". Lahrier, che sta facendo di tutto per sbarazzarsi del collega ed avere l'ufficio libero, inveisce rinfacciandogli lo stipendio che prende, che è molto di più di quanto guadagna il giovane]
-Fareste meglio a vergognarvi di farvi dare 4000 franchi per non far altro che ridere piano e russare forte da Capodanno a san Silvestro, mentre i colleghi sgobbano per voi. Tutto danaro rubato!
- Rubato!
- Proprio così, rubato!
Soupe scattò:
- Ho trentasette anni di servizio!
- È appunto per questo che vi rimprovero - replicò Lahrier. - Vi siete giudicato voi stesso.[…] già da sette anni avete diritto alla pensione, e da sette anni vi ostinate a non andarci! Sette anni, dico, che gravate sul bilancio del capitolo I per un servizio che ne varrebbe appena milleduecento in moneta spicciola, e anche questa mal guadagnata! Si tratta insomma d'una differenza di duemilaottocento franchi: nove aumenti regolari, che tranquillamente vi intascate a danno dei vostri colleghi. Sentite, io vi dico questo: chi non si decide ad andarsene, quando dovrebbe, e a cedere il posto agli altri, è un egoista e un vigliacco! Colui che, scientemente, freddamente si fa retribuire per funzioni che non compie, è un mendicante della più bassa specie, un mendicante che diventa ladro (non so se mi spiego!) il giorno in cui spinge la propria infamia fino ad ingrassarsi come un porco col legittimo salario altrui!
- Me ne vado! - gridò il vecchio Soupe, - me ne vado!…Sì, preferisco andarmene piuttosto che ascoltare simili infamie!
- È proprio quello che ci vuole! - disse Lahrier. - Galoppate! Vi ho già visto abbastanza, caro mio. Prendete: eccovi il cappello.
E glielo calcò in testa lui stesso.

ATTIVITà parte FINALE

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